|
Il territorio di Polizzi è stato abitato fin dall'antichità e ciò lo dimostrano i numerosi reperti archeologici che sono stati ritrovati soprattutto nel corso dell'ultimo secolo. La prima notizia a noi pervenuta di un ritrovamento archeologico, che possa testimoniare l'esistenza di una Polizzi antica, risale alla metà del XVII secolo. Si tratta di una statua triforme di Iside rinvenuta in un pozzo nei pressi del luogo in cui si presume dovesse sorgere il Tempio di Iside Minerva, cioè il quartiere di S. Maria Maggiore, ai piedi del castello. La statua, di marmo bianco alta 104 centimetri, aveva una lunga chioma di capelli e tre facce: la prima, raffigurante una donna, aveva la fronte sormontata da un triangolo con al centro un fiore; la seconda, sulla destra, un vecchio barbuto; la terza, sulla sinistra, un putto. Con la mano destra reggeva due serpenti e con la sinistra un globo. La statua, dopo il ritrovamento, fu collocata nella Chiesa Madre per sostenere un fonte con l'acqua benedetta. Quivi rimase fino al 1764, anno in cui fu rimossa a causa dei lavori di restauro che interessarono la stessa Chiesa Madre. Nel 1771, ultimati i lavori, il clero di Polizzi chiese al Vescovo di Cefalù: Monsignor Castelli, che in quel periodo si trovava a Polizzi, di poter ricollocare al posto originale la statua di Iside. Il vescovo, ritenendo una profanazione la presenza di una statua pagana all'interno di una chiesa, non solo non accettò la richiesta, addirittura la fece portare presso il convento dei Padri Cappuccini, dove egli dimorava, e la fece ridurre in pezzi. Testimonianza dell'accaduto si ha in una protesta scritta dal popolo polizzano contro il vescovo accompagnata da una riproduzione della statua fatta realizzare dai fratelli Caruso nel 1720. Non meno importanti sono da ritenersi i reperti archeologici ritrovati, in modo occasionale, tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo nell'area della Chiesa Madre. Si tratta, per lo più, di ceramiche e di qualche moneta databile tra il IV e il III secolo a.C. che fanno pensare all'esistenza di un centro, presso il quale confluivano, oltre al commercio ellenico, le influenze cartaginesi. Fra i reperti, particolare rilievo assume una testina di terracotta di arte punica. Nel 1992, durante i lavori di sbancamento effettuati in contrada S. Pietro, finalizzati alla costruzione dell'I.T.G., ci si è imbattuti in una necropoli. L'intervento della Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali con l'apertura di una campagna di scavi, condotta tra il 1992 e il 1993, ha consentito di riportare alla luce una necropoli ellenistica databile tra la metà del IV e gli inizi del II secolo a.C. Tra le tombe esplorate, circa un centinaio, se ne sono riscontrate alcune ad inumazione ed altre ad incinerazione. Quest'ultima avveniva quasi sempre nella stessa sepoltura mentre raramente essa veniva eseguita in un luogo diverso e le ceneri racchiuse in un'anfora. Alcune sepolture erano sormontate da monumenti funerari di varie tipologie. Tra i reperti ritrovati, costituiti soprattutto da materiale ceramico, particolare importanza assume un'anfora a figure rosse. Sul lato principale del vaso è raffigurato Herakles in lotta con il leone Nemeo e una figura femminile (una Nike) nell'atto di incoronarlo. Sul lato opposto è rappresentata una scena di vita quotidiana: una donna seduta su uno sgabello mentre regge un piatto, e un Erote. Il ritrovamento di questa necropoli conferma la presenza, nelle vicinanze della contrada S. Pietro, lungo la via di penetrazione verso l'entroterra siciliano, probabilmente sotto l'attuale Polizzi, di un centro sviluppatosi già nel IV secolo a.C.
Testi tratti dalla guida: "Polizzi Generasa" di Vincenzo Anselmo, Palermo, 1995
|