Città di Polizzi Generosa

Sito internet istituzionale

Italian Chinese (Simplified) English French German Greek Russian Spanish

Cultura

 

Sinossi
COME I GRIFONI è la storia di una famiglia siciliana di mugnai che tra ricordi, dolori, sacrifici e passioni, ripercorre trent’anni di eventi.) valori e l'unione tipici di un tempo, fanno da sfondo alle vicissitudini che si susseguono nel corso del film. Mimi, Pina, Saro, Rosa e Nino ci raccontano la vita di un tempo; quando in campagna ci si alzava ancor prima del sorgere del sole, quando il pane si impastava e si cucinava a casa, quando i figli avevano braccia per aiutare e orecchie per ascoltare. ln parallelo, mentre le loro vite si trecciano e proseguono, si snoda un'altra storia, una vera, che racconta come negli anni 60 scompare il grifone, l'avvoltoio GypsFulvus, dal territorio dei Nebrodi e dalle Madonie. Questo e tanto altro in COME I GRIFONI.


CAST TECNICO.


Produzione, Regia e Montaggio: Domenico Spagnuolo
Soggetto e Sceneggiatura: Maria Vincenza Lo Bianco e Domenico Spagnuolo
Riprese e Direzione della fotografia: Claudio Polizzi
Doppiaggio e Colonna sonora: Roberto Terranova/Dafni "Usciaurudusuonu"
Trucco e Costumi: Elena Ciraulo
Scenografia: Antonio Giaconia e Spagnuolo Domenico
Parrucco: Rossella Cascio
Effetti speciali: Francesco Russo
Supervisore dei dialoghi e autore della poesia conclusiva: Gioachino Rannazzisi
Traduzione in Inglese: Giliana D'Agostino


Brani:
“Lezioni di volo” e “Senza ali” di Miriam Rannazzisi
"Così è se vi pare" di Francesco Anselmo
"Tiampu chi curri forti" di Giovanni Cannatella
"Sciaurudusuonu" "Quazative e squazativi" di Roberto Terranova


ATTORI PROTAGONISTI
Giusi Sausa, Gioacchino Lavanco, Maria Vincenza Lo Bianco, Francesco D'Angelo, Gioacchino Spagnuolo

 

Lassù nelle Madonie, che è il nome degli Appennini di Sicilia, dove non sono tornato ancora, il paese dei miei primi anni ha spazio. In tutto il gran scenario, oleandri lungo la valle classica, olivi di greppo in greppo, vette chiare calanti a schiera dagli acropoli del centro al mare, infine il mare d'Imera, tagliato a spicchio, dietro l'ultima quinta, non si vede altra città o villaggio.
Polizzi Generosa, drappeggiata nel suo superbo epiteto, torreggia da sola.

Borgese G.A., Giglio di roccia - 1952

 

Visita il Sito del Parco Letterario Giuseppe Antonio Borgese

[N.B.: La mostra non è temporaneamente visitabile a causa dei lavori di restauro delle sale]


La mostra del giocattolo antico è ospitata all'interno delle sale dedicate all'antica e gloriosa biblioteca comunale di Polizzi Generosa, espone circa 40 pezzi provenienti dalla collezione della Nobildonna, Pittrice, Francesca di Carpinello.
La gran parte degli oggetti esposti risalgono al XIX e XX secolo. Tra questi ci sono cavalli a dondolo, bambole, carretti siciliani, salvadanai, scatole a forma di vaso e autobus, scimmiette, bambole, cane di pezze, bici in ferro, sedioline e macchine di latta.
I preziosi ed antichi oggetti da gioco consentono di conoscere quali fossero i balocchi con i quali i bambini delle nobili famiglie trascorrevano l'età della spensieratezza.
Si segnalano inoltre, la presenza di numerosi modellini di mobili, che ebanisti e falegnami usavano presentare ai committenti nobili nei secoli XVIII e XIX prima della loro realizzazione, questi poi venivano usati come giocattoli dai rampolli delle famiglie nobili.
La maggior parte dei giocattoli provenienti dalla collezione di Francesca di Carpinello è di produzione siciliana; taluni come i cavalli in cartapesta recano la sigla delle iniziali del nome del barone di Polizzi, che li commissionava ad artigiani locali.
La coppia di cavalli in carta pesta, di fine XIX secolo, è stata commissionata dal barone Polizzello.
Entrambi i manufatti poggiano su un supporto ligneo con rotelle. Uno dei giocattoli presenta i finimenti in cuoio e corda, mentre la sella è stata realizzata in ferro e le bisacce ad uncinetto, segno questo della collaborazione di più maestranze nella realizzazione di un giocattolo. La produzione in Italia del cavallo-giocattolo è attestata a partire dalla fine dell'ottocento. La gran parte dei "cavalli" della collezione reca la sigla delle iniziali dei baroni di Polizzi.
La mostra presenta interessanti esemplari di artigianato locale e straniero, prova dell'apertura al mondo di una illustre famiglia polizzana, quella dei baroni di Carpinello legati alla cultura, all'arte e agli scambi internazionali, tra questi particolari giocattoli, infatti, non mancano quelli d'importazione. Molti provengono dalla Germania: ciò è dovuto alla circolazione di opere artigiani in seguito alla legge del 1826 che abolì le maestranze in Sicilia.

 

 

 

Frutto di una coscienza finalmente consapevole che la sopravvivenza dell'uomo è intimamente legata alla salvaguardia del suo ambiente naturale, alla fine di un lungo iter burocratico contorto ed in gran parte lacunoso, nel novembre del 1989, un decreto dell'Assessore Regionale al Territorio recependo ed ampliando ciò che era già nei contenuti della famosa legge-quadro sui parchi siciliani del 1981, istituisce il Parco delle Madonie, proteggendo finalmente in tutti i suoi aspetti, ciò che rimane di una ancor oggi splendida realtà ambientale. La varietà del paesaggio modellato da fiumi e torrenti oltre che da straordinari fenomeni carsici, unitamente alla diversità delle piccole comunità montane che ne costituiscono il tessuto connettivo, ognuna con le sue tradizioni storico-culturali che affondano le proprie radici nell'alba della civiltà siciliana, lo rendono degno di figurare tra gli ambienti meglio conservati dell'isola attirando ogni anno ed in ogni stagione turisti e studiosi da ogni parte del mondo. E nell'ambito del Parco, Polizzi ancora una volta Generosa, occupa un posto di particolare rilievo, dal momento che è proprio nel suo territorio che possiamo riscontrare le più interessanti emergenze naturalistiche: basti pensare al Vallone Madonna degli Angeli dove tra lecci, astragali, macchie di faggio e tappeti di ginepro sopravvivono superbamente, veri fossili viventi che risalgono all'ultima glaciazione, 25 piante di Abies Nebrodensis uniche esistenti al mondo ancora inserite nel proprio habitat originale . Ma vi è anche il laghetto di Piano Cervi , circondato da ciò che resta di una imponente faggeta, l'anfiteatro naturale del biotopo Quacella ,vero paradiso per i botanici perché ricco di endemismi come certe splendide orchidee ed il maestoso massiccio del Carbonara che a 1979 m. s.l.m. è tra i meno antropizzati dell'isola e quindi di eccezionale importanza per la superstite avifauna insulare. Sono solo alcuni esempi ma bastano a far capire che il territorio in cui oggi viviamo doveva sino a qualche tempo fa essere molto simile ad un paradiso terrestre. Spiagge, coste rocciose, boschi di enorme estensione , paludi ,stagni ,fiumi navigabili: qualunque habitat è stato degradato , profondamente alterato dall'uomo e non solo nella nostra generazione.
Sul finire del secolo scorso non esistevano più Cervi, Daini, Caprioli. Si era contemporaneamente estinto il Cinghiale, mentre il Lupo che non aveva più prede naturali tra gli erbivori selvatici, dovendosi rivolgere a quelli domestici finì per farsi i conti con pastori e cacciatori : non sopravvisse ai primi decenni del nostro secolo. Parallelamente , tra gli uccelli si estinse il Francolino di dimensioni simili a quelli di una pernice. Con le bonifiche prima ed i successivi prosciugamenti di tanti stagni e specchi d'acqua sparirono via via intere schiere di uccelli palustri : il Pollo sultano, il Basettino ed alcuni trampolieri. Dalle nostre montagne scomparve il Gipeto ,grosso avvoltoio sopravvissuto fino al 1850 solo sulle Madonie, dai nostri fiumi la Lontra, dai nostri boschi il Picchio nero, il Picchio verde, dalle nostre praterie la Gallina prataiola, dalle nostre piane la Quaglia tridattila. Ultima ed emblematica l'estinzione del Grifone, altro grosso avvoltoio, una volta presente, sterminato dai bocconi avvelenati distribuiti con incoscienza per distruggere le Volpi. E' un quadro desolante che pone la Sicilia ai più alti indici di estinzione di fauna, sostanzialmente dovuta alla colonizzazione storica e successiva antropizzazione di tutti i suoi ambienti naturali e solo in pochi casi all'eccessiva attività di cacciatori e bracconieri. Ecco perché nasce il Parco ed ecco perché proprio a Polizzi nasce un anno dopo il Museo Ambientalistico Madonita.

 

Sede: P.zza Castello 7, 90028 Polizzi Generosa (PA)
Telefono: Cell. 329 2250048 / 380 4754377
webwww.mam.pa.it
e-mail
info@mam.pa.it
Orari: aperto previa prenotazione da lunedì a domenica dalle 09.00 alle 13.00. 

La Biblioteca Comunale è uno dei principali strumenti di promozione culturale presenti sul territorio cittadino. Offre una vasta gamma di volumi.

 

BIBLIOTECA COMUNALE "LANCIA DI BROLO"
Via San Domenico
90028 - Polizzi Generosa (PA)
Tel. 0921 551613

 

Orario di apertura:
Lunedì dalle ore 8:00 alle ore 14:00
Martedì dalle ore 8:00 alle ore 14:00 e dalle ore 15:30 alle ore 18:30
Mercoledì dalle ore 8:00 alle ore 14:00
Giovedì dalle ore 8:00 alle ore 14:00 e dalle ore 15:30 alle ore 18:30
Venerdì dalle ore 8:00 alle ore 14:00

Sistemato in un'ala del seicentesco Collegio dei Gesuiti, oggi Palazzo Comunale, il Civico Museo Archeologico, è stato recentemente realizzato in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Palermo. L'allestimento espositivo, curato con particolare attenzione alla funzione didattica e al recupero della memoria come strumento per la conoscenza del territorio, è opera del Prof. Amedeo Tullio, del Dipartimento di Beni Culturali dell'Università di Palermo, che ha anche diretto gli scavi condotti dal 1992 e ancora oggi in corso in Contrada S.Pietro, nel sito della necropoli ellenistica da cui provengono i reperti esposti.
Il museo comprende un'importante sezione stratigrafica, una sezione didattica e da una sezione tipologica allestita nel maggio del 2011.
Nella sezione stratigrafica (Cfr. A. Tullio - S. Aloisio - R. Benincasa - M.G. Montalbano, Civico Museo Archeologico di Polizzi Generosa. Prima Presentazione, Palermo 2005) sono esposti, dallo strato più recente a quello più antico, i reperti di 50 sepolture databili dal II secolo a.C. al IV secolo a.C.; ciò consente al visitatore di fare "un viaggio a ritroso nel tempo proprio come lo fa l'archeologo sfogliando la terra". 1 reperti, come sottolineano i pannelli didattici ricchi di documentazione grafica e fotografica, sono presentati come testimonianze concrete della memoria storica e la visita può diventare "un momento formativo e di conoscenza importante per qualsiasi tipo di fruitore". I corredi presenti documentano significativamente la cultura e i rapporti commerciali dell'anonimo centro cui va riferita questa necropoli che è, a tutt'oggi, il più antico segno della presenza umana a Polizzi Generosa.
Tra i materiali si segnalano numerose terrecotte figurate tra cui una vivace statuetta di attore comico, di aspetto sileniforme, dalla Sep.225, che apre il percorso espositivo, una statuetta virile nuda (priva della testa), dalla Sep.182, che si rifà alla grande scultura attica contemporanea, un gustoso gruppo "erotico" dalla Sep.187 e due statuette di divinità in trono (Artemide Efesia) dalla Sep.185.
Databili per motivi stratigrafici al primo quarto del IV secolo a.C., queste statuette, caratterizzate dalle file di pendagli sul petto, si rifanno ad analoghi tipi del V secolo a.C. Va evidenziata, inoltre, la presenza occasionale di altre categorie di materiali come la coppa bronzeo dalla Sep.217, un interessante tripode di ferro dalla Sep.182, alcuni esemplari di strigi-le di bronzo che documentano l'attività atletica degli abitanti dell'antico anonimo centro e numerose lucerne fittili. Anche a Polizzi, però, i reperti più ricorrenti sono senz'altro le ceramiche, ampiamente diffuse e documentate dalla ricerca archeologica tanto da essere considerate "fossile guida". Tra la ceramica comune sono alcune anfore onerarie riutilizzate nella necropoli come contenitori per deporvi gli infanti (enchytrismoi) e numerosi vasi domestici. Significativa anche la presenza di numerosi vasi interamente ricoperti di vernice nera, di probabile fabbricazione siceliota.
Tra le ceramiche si evidenziano i vasi figurati che costituiscono un importante motivo di richiamo. Significativa la presenza di numerose lekythoi con eleganti figure femminili o di uccelli (cigni) dipinti in nero. Altri vasi sono decorati nella più ricorrente tecnica delle figure rosse, tra cui una bella olpe a testa femminile (dalla Sep. 148) attribuita al Pittore Nyn (attivo nella seconda metà del IV secolo a.C.) ed il lebete nuziale con analoga rappresentazione e dello stesso ambito culturale, dalla Sep.227.
Il reperto più significativo è indubbiamente l'anfora protosiceliota con Herakles e il leone Nemeo situata a conclusione della sezione (Cfr. A. Tullio, Un'anfora da Polizzi Generosa e la definizione di una nuova personalità artistica nel quadro dei rapporti tra la ceramografia protosiceliota e quella protocampana, in Studi Classici in onore di Luigi Bernabò Breo, Messina 2004, pp. 121-134). Databile nella prima metà del IV secolo a.C. e riferita ad una personalità artistica denominata
"Pittore di Polizzi" reca, sul lato principale, la scena della lotta tra Herakles ed il leone resa con una certa vivacità, e sull'altro lato una scena di toeletta. Questo vaso contribuisce significativamente alla migliore valutazione dei rapporti tra le più tarde produzioni attiche e le prime produzioni locali di ceramica figurata.
Molti dei corredi funerari esposti sono riferibili a bambini e talvolta infanti, come dimostra non solo la presenza di vasetti miniaturistici (giocattoli) come nel caso della Sep.227, ma stessa tipologia della Tomba e del rito adottati.
Tra le Tombe degli infanti, che venivano inumati mentre per gli adolescenti e per gli adulti è adottato il rito dell'incinerazione (in situ o secondaria) e meno frequentemente (nella prima fase) quello dell'inumazione, se ne segnalano alcune costituite dalla giustapposizione di due tegole curve, evidentemente riutilizzate come nel caso della Sep.133. Nella sezione del comprensorio madonita, infine, sono alcuni pannelli che danno un quadro delle valenze archeologiche del territorio, facendo il punto su scavi significativi (Himera e Cefalù), o poco noti come quelli della Grotta del Vecchiuzzo di Petrolio Sottana e di Caltavuturo. Nella sezione tipologica sono presentate per categorie le più ricorrenti testimonianze della cultura materiale.

 

Telefono: 0921.551632

Orari: da martedì a domenica ore 10.00 - 13.00; apertura pomeridiana (da aprile a settembre): sabato e domenica ore 15.00 -18.30. Chiuso lunedì. Prima domenica di ogni mese Ingresso gratis